Non sono originaria di Novara e quando mi ci sono trasferita era per me poco più che un dormitorio, in quanto ancora lavoravo a Torino e passavo le mie giornate tra il lavoro e il treno. Di conseguenza non avevo tutta quella rete di amicizie e contatti che ti crei negli anni abitando sempre nello stesso posto e questo si è rivelato drammatico quando le maternità mi hanno portata a restare a Novara e a non avere un lavoro, principale fonte di socializzazione se non hai amicizie preesistenti.
Come mi disse una mia collega quando per seguire mio marito venni ad abitare qui, con le peggiori intenzioni in quanto non avevo nessuna voglia di lasciare la “mia” Torino, “il luogo che puoi chiamare casa è dove crescono i tuoi bambini”.
A distanza di ormai 6 anni e 2 figli posso darle pienamente ragione. I figli ti costringono a prendere una posizione, sempre, non li inganni a fare l’indifferente o a rimandare, per loro è tutto o bianco o nero, non esistono sfumature, in qualsiasi ambito li riguardi. Se prima potevi passare in superficie ora devi entrare in contatto con la realtà, entrare negli uffici, nelle scuole, parlare con altri genitori. Devi conoscere delle persone e mettere radici, creare una rete. E vuoi farlo, perché sappiamo tutti quanto sono soli i genitori di oggi e cerchino nel confronto con l’altro una struttura che permetta di incasellare almeno un po’ il magma primordiale in cui annaspi dopo la nascita di un bambino, soprattutto al primo figlio.
E’ stato difficile però: l’esigenza era mia e non di chi al contrario questa rete l’aveva già, nato e cresciuto qui da sempre. La solidarietà maggiore è arrivata dai, tanti, genitori “importati”. Non lontana da Milano, Novara offre un buon punto di partenza per chi ci si deve recare ogni giorno per lavoro e conta così una gran quantità di persone che ci si trasferiscono, dai luoghi più diversi, spesso anche dall’estero.
Una rete multiculturale quindi, che può davvero fare la differenza nell’affrontare le sfide quotidiane poste dalla maternità.